Il Risveglio della signorina Prim – Natalia Sanmartin Fenollera

Avete presente la pubblicità dell’effervescente Brioschi, quella nella quale il tizio dopo una pantagruelica cena si risveglia in piena notte con un cinghiale sullo stomaco?

Se si, sappiate che quello è il termine di paragone per evidenziare la leggerezza narrativa raggiunta in questo libro.

Pesante come una colata di cemento, la narrazione si accentra tutta sulla sensibilità caratteriale “poco poco” accentuata della protagonista.

Insomma, c’è questa tizia che vive in un mondo mentale tutto suo, ambientato  nei libri di Jane Austin e infarcito di buone maniere, garbo, gentildonne e, tutto sommato, forma senza sostanza. Ha un parere per tutto, una parola per ogni azione compiuta dagli altri, un giudizio per il minimo errore; ma, ahimè, non ha vita, spessore, energia. Insomma, un’acidissima saput-zitella.

I personaggi di contorno vengono introdotti in maniera egregia per poi essere dimenticati dopo poche pagine e lasciati ad agonizzare; nemmeno l’alter ego maschile riesce ad essere “definitivamente” definito, ma resta una figura nell’ombra senza neanche un nome.

Qualcuno ha definito questo libro delicato, raffinato… Lo è se amiamo i libri nei quali non succede niente per trecento pagine e nelle quali si scava a fondo, troppo a fondo nell’animo di qualcuno che si fa mille seghe mentali. Infarcito di saccenza, piuttosto, e di dettagli poco significabili quali possono essere i sentimenti che si provano quando si fa una gaffe, o qualcuno che lavora con te si rivolge con toni non consoni: suscita lo stesso interesse di una vicina che ti racconta quante lavatrici ha fatto nel week end

Sia chiaro, l’allettante promessa di entrare in un mondo fantastico come il villaggio di Sant’Ireneo farebbe gola a tutti, e infatti ha fregato anche me: chi resisterebbe alla descrizione di un posto a misura d’uomo, di bambino e soprattutto di donna, pieno di creatività e senza lo stress quotidiano della vita moderna? Purtroppo, le elucubrazioni mentali della signorina scivolano su ogni pagina del libro, vischiose e allettanti come la colla da parati, mettendo in secondissimissimo piano quel luogo tanto meraviglioso narrato nella trama ingannatrice, buttato lì come esca per farti comprare il libro.

Libro che, badate bene: è l’ennesimo battuto come bestseller, con fior di critiche e con un investimento pubblicitario di una certa importanza. E l’ennesimo, per me, non all’altezza di quanto declamano.

Devastantemente noioso.

Voto: 2/10

Titolo     Il risveglio della signorina Prim

Autore  Natalia Sanmartin Fenollera

Prezzo   16,50 euro

2014, 256 pagine rilegato  Mondadori Editore 

 

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3 Comments

  1. Questo libro mi fa ha fatto sprecare due serate della mia vita! L’ho comprato spinta dalle recensioni positive e dalla curiosità, mi sembrava allettante la trama su di una dolce pulzella in fuga verso lidi più “ottocenteschi” e meno veloci del nostro mondo moderno. Mai errore fu più grossolano da parte mia: volevo solo evadere un po’ da vari cazzi e scazzi quotidiani e intendevo alleggerire le mie letture, dato che ultimamente sto vivendo una passione sfrenata per Zweig, Goethe e von Kleist che mi rende felice, si, sono grandissimi autori di cui ormai mi dichiaro innamorata, ma sai com’è, data la profondità culturale e spirituale mi fanno venire pure voglia di spararmi in alcuni momenti, e…che stavo dicendo, mi sono persa…ah si, ecco, come una pischelletta credo di aver trovato il libro giusto per evitare la fine del Werther e invece…macchè!
    Un’opera pretenziosa, che parla di aria fritta, con una protagonista femminile insopportabile e senza senso, un ometto antipatico che nientepopodimeno vorrebbero paragonare a Darcy (che manco adoro a dire il vero, però insomma, per me Darcy è il figaccione Colin Firth e quindi non si discute sulla sua bonaggin, ehm, eleganza), seeeeee, come no, è un invasato dell’Opus Dei coi nipoti marmocchi che hanno i poteri magici e parlano latino (il pallone e le figurine no, eh?povere bestiole!), poi c’è un paese di gente irritante all’ennesima potenza che fa discorsi nauseabondi, cretinissimi, oscurantisti e imbarazzanti, monaci pure loro coi “poteri” che mi pareva di stare in Heroes o Smallville dove anche il criceto ha la supervista o la luccicanza di Bart Simpson, fiorellini, biscotti, latte, panna e teina sotto tutte le forme e torte fino a vomitare (il diabete è dietro l’angolo!)…e tutto questo blablabla per che cosa? Per sapere che l’ometto dello scranno (che modo odioso di indicarlo) è uno psicolabile pieno di soldi che si è fulminato il cervello con le lingue morte e con la religione (e qui manco si spiega una cippalippa di sto fatto: com’è successa sta conversione degna di Paolo Brosio e Claudia Koll? quando?perché?boh!), tanto bastardo da non voler stare con una donna che è atea o comunque non fissata come lui A MENO CHE lei non si apra a idee diverse…
    La scemina offesa e ferita parte per l’Italia (un grand tour di mesi nel Bel Paese…alla faccia, ma che l’hanno pagata in lingotti d’oro a questa per sei mesi di lavoro? Ma una volta non c’era la crisi? Da loro no forse, non so.E chi se ne frega che è un romanzo, a me irrita da matti che questi fanno i belli a parlare di esistenza e quaqquaraqquà coi soldi in tasca, ma sarò solo invidiosa…), e tadà, miracolo, dopo non ho capito quale gran lavorio interiore tra un cappuccino e una gita nelle città d’arte a cazzeggiare, ecco che questa ruba l’idea della grande bellezza a Sorrentino e tutta figa, lei, decide a quanto pare di ritornare dal cafonazzo acculturato.
    Bellissima la chicca della tipa dell’albergo che cita Dante, una degna, ridicola conclusione per uno dei peggiori libri che abbia avuto la sfortuna di leggere.
    Mi sono incavolatissima come non mai, i rosa “classici” sono molto, ma mooolto meglio di sta schifezza catto-radical chic.
    Uhm…si capisce che non mi è piaciuto???? 😀

    P.S: Complimenti per il blog! Ciao! 🙂

  2. meno male, ho faticato a trovare qualcuno che non parlasse benissimo di questo libro, l’ho appena finito e mi ha lasciata quantomeno perplessa, straconsigliato da tutti, mah!
    Al commento qui sopra aggiungo: il protagonista maschile condurrebbe una vita “frugale” in un palazzo con una cuoca, tre donne delle pulizie-cameriere, un giardiniere e una bibliotecaria! e torte dappertutto, la protagonista è rigidissima e per niente simpatica, insomma, non mi è piaciuto, si è capito? 🙂
    Ciao!

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