Beata lei! – Julia Llewellyn

C’erano una volta due amiche, blablablabla, blablablabla, e poi ancora blabla.

La prima invidia la seconda per la sua folgorante bellezza e il successo con gli uomini, la seconda invidia la prima per il suo successo lavorativo e la sua intelligenza.

Blablabla, blablabla, il romanzo finisce che la prima farà la vita che la seconda ha sempre sognato di fare (trovare l’amore e sposarsi), e la seconda farà la vita che faceva la prima (avere un lavoro gratificante e una casa meravigliosa).

Bla, bla, blah

Arrivata all’ultima pagina del meraviglioso racconto, mi sono domandata quand’è che sarebbe iniziata la storia… mi ha risposto solo il rumore secco della quarta di copertina (in rigida brossura), che si è chiusa con fare scostante.

Tra tante inutili chiacchiere e troppe pagine di mezzo, questo libro ha un solo pregio: non l’ho pagato.

 

Voto: 2/10

Titolo     Beata lei!

Autore  Julia Llewellyn

Prezzo   18 euro

2007, brossura  Editore Mondadori

Classifica dei libri più venduti – aprile 2014

E’ con gaudio e giubilo che vi copincollo la classifica dei libri più venduti in Italia,  lieta di notare che al primo posto c’è un libro rivalutato in quanto oggetto di un film hollywoodiano,  che il buon Camilleri è sempre prolifico,  e che qualche autore italiano in fondo viene ancora letto.

Dal canto mio, ne avessi sfogliato uno di questi libri, ma mi rifarò, ah se mi rifarò.

 

Qui sotto troverete il link:

 

http://cultura.panorama.it/libri/classifica/10-libri-piu-venduti-settimana

 

 

E io intanto vi posto il mio miglior libro letto ad aprile:

Mangia che ti passa – Filippo Ongaro

Il giorno in cui decisi… – Karen Duve

Il giorno in cui decisi di diventare una persona migliore è il diario di un esperimento durato un anno, nel quale l’autrice fa esperienza di stili di alimentazione e conseguentemente di vita che mai aveva provato prima.

Inconsapevole degli alti costi ambientali e delle atroci sofferenze che si nascondono dietro  una fragola a dicembre o un pollo in offerta,  inizia un percorso a tappe che la farà arrivare a mangiare quasi interamente cibo crudo, passando per un’alimentazione biologica, vegetariana, vegana.

Il libro è un diario minuzioso, a volte anche troppo, della strada intrapresa e delle conseguenze che questa decisione ha avuto: punti di vista ribaltati, oresa di coscienza, e anche le ovvie difficoltà. E sono le difficoltà che la aiuteranno a capire in effetti che seguire un’alimentazione rispettosa del pianeta e degli esseri viventi è tutt’altro che una moda o una mania di pochi svalvolati fricchettoni: è un enorme, coraggioso atto politico e una grande presa di posizione.

 

Tutto sommato il libro è gradevole, non lo comprerei mai a prezzo pieno, meglio ancora se in prestito dalla biblioteca, ma è un altro punto di vista a quella che è la causa del mangiare etico. Ovviamente, se qualcuno fosse interessato a libri fatti come si deve sull’argomento, è pregato di rivolgersi altrove 😀

 

Voto: 6/10

Titolo     Il giorno in cui decisi di diventare una persona migliore

Autore  Karen Duve

Prezzo   16,50 euro

2012, 292 p., brossura  Editore Neri Pozza

La Biologia delle credenze – Bruce Lipton

La Biologia delle credenze è un libro che ci apre un punto di vista completamente diverso dal solito approccio accademico/darwiniano che da quasi duecento anni ci “perseguita”.
Cos’è una credenza,oltre ad essere un armadio elegante per cucine e saloni?
La credenza è l’idea che ci siamo fatti di una cosa, una situazione o un evento, ma che abbiamo anche “ereditato” dalle persone che ci circondano.
Mi spiego con un esempio che riporta anche l’autore: la maggior parte di noi se vedesse uscire da un libro un serpente, come minimo caccerebbe un urlo, getterebbe il libro in terra e scapperebbe a gambe levate.
Questo perchè a molti di noi, che non hanno mai avuto a che fare con un serpente, hanno insegnato che il serpente è pericoloso, che fa del male (addirittura che è il male).
Ma noi in realtà non abbiamo mai sperimentato un contatto con un serpente, e non riusciamo probabilmente a distinguere un innocua biscia da un serpente velenoso.

Come questa e anche le altre credenze errate o impaurenti influenzano la nostra biologia interna?
Attraverso una serie di risposte di difesa che impediscono all’organismo di crescere nel giusto modo.
Lipton spiega perfettamente come funziona questo meccanismo e ci racconta che le cattive credenze ci complicano la vita, modificano le nostre cellule e ci causano malattie; cosa ancora più significativa, non ci permettono di vivere nel nostro pieno potenziale.
Attraverso un’interessantissima analisi biologica ampiamente sperimentata (non è il dna il cervello della cellula bensì la membrana cellulare con i suoi innumerevoli recettori), delle considerazioni fisiche e fisiologiche eccellenti ben documentate, Lipton ci porta in un universo parallelo fatto di spirito, corpo, consapevolezza.
Per crescere una persona sana, veramente libera e pienamente consapevole, è fondamentale il ruolo dei genitori fin da prima del concepimento; quello che i nostri genitori pensano o ci trasmettono anche non oralmente determina la gran parte delle nostre credenze.

Libro decisamente interessante, da leggere con estrema attenzione e partecipazione.
Non dà consigli su come smantellare le credenze sbagliate, ma ci rimanda a metodo che almeno in Italia non mi pare sia ancora famoso; in ogni caso, la vastissima gamma di trattamenti volti proprio a smantellare i nostri bug mentali può aiutarci senz’altro.

Potrei aggiungere che Bruce Lipton è un serio professore di Biologia e un grande ricercatore, che il suo libro ha vinto il premio come miglior libro di scienza.
Ma anche questa secondo me è una credenza, nel senso che noi ci fidiamo o diamo valore solo alle parole dei pluridecorati/riconosciuti/accreditati esperti piuttosto che, ogni tanto, provare a ragionare e sentire con le nostre cellule.

Voto: 8/10

Titolo: La Biologia delle Credenze – come il pensiero influenza il DNA di ogni cellula
 
Autore: Bruce H. Lipton
 
Macroedizioni – maggio 2007
 
16,50 euro
 

Il conto delle minne – Giuseppina Torregrossa

Attenzione: questa recensione contiene spoiler

 

 

Preso in prestito dalla “benedetta nei secoli per la sua compulsione ad acquistare libri” alias suocera, ho iniziato questo libro non sapendo bene cosa andassi a leggere.  Il conto delle minne infatti è stato il mio primo libro dell’autrice, e non mi ero neanche preoccupata di leggerne la trama (che troverete comodamente in qualsiasi angolo del web)

Il conto delle minne racconta la storia di donne superbe, cresciute in una Palermo bellissima e spietata che non conosceva l’emancipazione femminile.

E’ altresì un tributo alla femminilità in ogni senso, e al simbolo che la rappresenta: il seno (le minne). Che lega con un filo sottile tutte le donne della famiglia di Agata, la protagonista.

E’ anche il racconto di una Palermo moderna, straziata dai palazzinari e dai biechi interessi di pochi ricconi, irriconoscibile e dal carattere dimesso, come la protagonista la quale potrebbe aver tutto ma invece si ritrova a scegliere di subire le angherie di un uomo direttamente uscito da un quadro di fine ottocento.

Molte persone hanno trovato la parte “moderna” del racconto non all’altezza della storia delle antenate. Io personalmente la trovo invece azzeccata, proprio perchè la protagonista narrante, circondata com’è da figure forti, imponenti, volitive, ma anche da una madre totalmente disinteressata a lei, trova in uno sviluppo alternativo del suo destino la via che le porterà la sua completezza.

E’ un libro bello, scorrevole, ma sfacciatamente sincero: quante di noi ancora oggi mettono nelle mani di uomini brutali la propria vita?

Per questo motivo, approvo pienamente il conto delle minne, e a brevissimo attaccherò gli altri libri di Torregrossa gentilmente dati in prestito.

Voto: 8/10

Titolo     Il conto delle minne

Autore  Giuseppina Torregrossa

Prezzo   10 euro

2010, 315 p., brossura  Editore Mondadori (Collana Oscar Contemporanea)

Ebook versus Cartaceo

Ho comprato il mio primo (e per il momento unico) ebook reader quattro anni orsono, entusiasta della nuova tecnologia e delle prospettive di spazio libero in casa che mi si sarebbero aperte.

Infatti, da brava lettrice seriale/compulsiva/esagerata qual sono, e non accontentandomi di prendere i libri in prestito da biblioteca, parenti e amici,  acquisto libri ovunque mi capiti: online, in libreria a prezzo semipieno e nel reparto reminders, sulle bancarelle e anche usati da amici e sconosciuti.

Il risultato è che, nel corso degli anni, ho accumulato centinaia di titoli cartacei, alcuni dei quali giacciono indisturbati in scatole ben chiuse dall’ultimo trasloco (7 anni e mezzo fa).

L’ebook reader è stata quindi una necessità dettata dalla polvere accumulata in casa, più che l’ennesimo gadget tecnologico acquistato in un momento di noia.

Rigorosamente con e-ink in bianco e nero, esclusivamente reader senza software aggiunti, il mio buon Opus Cybook è un compagno fidato, che si fa leggere per ore senza affaticare più di tanto la vista. Ne sono rimasta così colpita da iniziare a comprare (serialmente e compulsivamente) quasi tutta la manualistica di mio interesse esclusivamente in formato ebook; non è stata una spesa enorme, in quanto quattro anni fa erano effettivamente poche le aziende con un buon catalogo elettronico, ma non mi sono persa d’animo.

L’ebook ha l’enorme vantaggio di essere letto anche dal video di un computer, sottolineato e magari stampata una piccola parte per poter essere studiato, elaborato, meditato. Si può trasferire su qualunque (o quasi) dispositivo e letto in qualsiasi momento. E non si vive mai la terribile esperienza di essere in un posto qualsiasi e terminare un libro senza averne subito un altro da iniziare… a meno che non finisca la batteria sul più bello.

Ho accumulato quindi negli anni una buona quantità di libri elettronici, alcuni con orribili scritte “antitaccheggio” che deturpano tutte le pagine, alltri più sobri.

Poi, improvvisamente, un giorno ho avvertito la necessità di sfogliare una pagina di carta anzichè spingere un bottone per andare alle righe successive del libro. Non chiedetemi perchè, è avvenuto tutto insieme.

A leggere libri di carta ho continuato sempre, ci mancherebbe, ma ad un certo punto ho abbandonato quasi del tutto l’elettronico per ritornare a riempire casa di polvere e parole di carta. C’è un gusto particolare nel tenere in mano un libro, che forse solo i maniaci come me provano; nulla di scientifico o sociologico, è che siamo matti e ce ne vergognamo a dirlo 🙂

Altre due cose fondamentali mi hanno probabilmente coinvolta a livello inconscio in questa folgorazione sulla via di Damasco:

  • la prima è che i libri gratis che posso ottenere da biblioteca e suocera sono tutti cartacei
  • la seconda è che gli ebook non sono tutti così più convenienti di un libro di carta.

E su questo ci torneremo su in un altro post.

 

Alla fine della fiera (del libro), sono ritornata ad un equilibrio più o meno stabile, lasciando al lettore elettronico quella manualistica e saggistica che porto sempre con me, oltre che al privilegio di farmi compagnia in tutti i viaggi e le vacanze che faccio (ovviamente mi premuro di caricare la batteria e mettere un backup su un altro dispositivo portatile), e a casa o in altri frangenti mi porto sempre il mio bel volume (o anche due) da leggere, sfogliare, contemplare.

 

E voi, che lettori siete, elettronici o cartacei?

 

 

Foto: Markus Bormann per fotolia